Non ti piace Sanremo? O i talent? Smetti di parlarne

Non ti piace Sanremo? O i talent? Smetti di parlarne

Di certo, in Italia, oltre la morte, le tasse e alle critiche ai CT della nazionale di calcio c'è solo una cosa: Sanremo. O meglio, le critiche al festival stesso.

Non di soli social ha vissuto chi critica aspramente questa competizione musicale: nel corso della storia si sono spesi fiumi di inchiostro anche sulla carta stampata per denigrare l'effettiva qualità della manifestazione.
Stesso discorso si può fare sui vari talent show che ogni anno riempiono il palinsesto televisivo. Ma com'è possibile che dopo tutti questi anni, trasmissioni televisive così criticate continuino a sopravvivere?

La risposta più ovvia è qui sotto

Attenzione, sto per scrivere ciò che già ti aspetti. Questo ti riempirà di orgoglio, perché niente ci fa gonfiare il petto più di vedere una nostra opinione condivisa.
L'importante non è che se ne parli bene o male, ma che se ne parli.

Contento?

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Ecco, bravo. Ora torna a infilarti le matite nel naso.

Oh bene! Ma perché l'ho scritto ugualmente?
Perché a quanto pare qualcuno ancora non ci è arrivato.

Una trasmissione televisiva, o radiofonica, o mediatica di qualsiasi tipo vive di ascolti. E non importa se chi si piazza davanti alla tv rimane schifato per tutta la durata della trasmissione. Ascolti generano sponsor, che generano introiti.
E l'ascolto lo incrementi anche se scrivi sul tuo profilo Facebook che una certa cosa che hai visto ti ha fatto schifo, perché sicuramente ci sarà qualcun altro che andrà a vederla solo per poter commentare a sua volta.
Menzione speciale a parte su chi sente il bisogno di scrivere che Sanremo fa schifo e che non lo guarderà. Non c'è nulla di peggio di una critica cieca di una persona che parla o scrive per partito preso, e mi meraviglia che nel 2018 qualcuno utilizzi il web in questo modo, dato che in 5 secondi netti possiamo avere accesso a tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno.

Ma poi, perché sprecare questo tempo per dire ciò che non si sta facendo? Immaginate un profilo in cui una persona scrive costantemente aggiornamenti di stato, come "ora non sto mangiando", "ora non sto dormendo". O ancora meglio "ora non sto andando in bagno, e chi lo fa è un ignorante".

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Tutto da dimostrare.

Cambiamo prospettiva

Ma proviamo a fare uno sforzo ulteriore stavolta. Vediamola da un lato prettamente economico. Sanremo ogni anno si conquista la maggior parte degli ascolti televisivi per cinque giorni consecutivi. X-Factor è seguitissimo, per non parlare di tutti gli altri talent annessi e connessi (spesso vediamo come c'è una inter-comunicazione tra lo stesso Sanremo e questi spettacoli, negli ultimi anni).

Se partiamo dal presupposto che questi show fanno schifo ma hanno comunque moltissimo seguito, chi sarebbe l'incosciente a cancellarli? Se un pizzaiolo si inventa di fare una pizza mettendoci sopra un Happy Meal di Mc Donalds, e questa pizza gli procura clientela costante, perché dovrebbe toglierla dal menù?

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Era giusto un esempio. Nessuno potrebbe mai pensare a... oh no.

Ci dimentichiamo che cancellare un intero show comporta la perdita di un certo giro d'affari che, per chi ci lavora dentro, difficilmente potrà recuperare altrimenti. Pensate a come la prenderebbero i proprietari degli alberghi nei dintorni di Sanremo...
Chi se lo ricorda il Festivalbar? Se l'età media del lettore è alta, moltissimi. Se è bassa, praticamente nessuno. Come mai non c'è più? Economicamente non era conveniente per nessuna delle parti coinvolte: lo spettacolo aveva perso attrattiva per gli sponsor, che non finanziando più come una volta hanno decretato la morte dello show. Stiamo parlando di uno show durato venticinque anni in cui per la maggior parte del tempo vedevamo musicisti cantare e suonare in playback.
E fortunatamente qualcuno che non ci stava a far finta di suonare c'era...

 

Raccolta differenziata?

Possiamo facilmente etichettare tutto ciò che viene proposto in questi termini come spazzatura e cercare di gettare tutto nell'inceneritore. E' la mossa più rapida e indolore per la maggior parte delle persone, permette di perdere poco tempo nella riflessione critica.
A voler entrare più nel fondo della questione, però, ci si può ricavare qualcosa di buono.

Se analizziamo Sanremo, il format è vecchio e decrepito. Lo spettacolo è davvero trascurabile completamente, anche se chiaramente qualche colpo di scena inventato ad arte per mantenere vivo lo spettatore se lo inventano sempre. Per quanto mi riguarda trovo il tutto incredibilmente prolisso e preferirei fosse tagliato tutto quanto in favore delle sole canzoni. Chiaramente ciò viene fatto perché show+lungo = più pubblicità da vendere. E chi può dar loro torto, se gli introiti vanno sempre alla grande.
[piccola aggiunta: trovo assurdo che il sito ufficiale di Sanremo non permetta di vedere i video delle esibizioni in qualità degna di nota. Per lo meno dal punto di vista audio. Siamo nel 2018, dai...]
La musica è generalmente buona, a livello critico. Non ci sono mai grandissime innovazioni nel repertorio proposto, piuttosto delle riconferme su ciò che già sta avvenendo nel panorama italiano in un preciso momento. Qualche eccellenza, qualche mezzo disastro. Insomma, né più né meno ciò che succede nella musica quotidianamente.

Per quanto riguarda i talent, ammetto di non esserne per niente appassionato, in quanto promuovono un'idea completamente opposta alla mia su ciò che dovrebbe essere un musicista. La qualità della musica proposta è mediamente più bassa rispetto a quella del Festival di Sanremo, ma più di questo aspetto (sono un fermo sostenitore del fatto che la musica vada valutata a prescindere dal contesto) mi soffermerei su un altro punto. Spesso questi spettacoli entrano nel dettaglio della vita personale dei ragazzi, piuttosto che descrivere un loro effettivo lavoro su se stessi come artisti in funzione del miglioramento della loro capacità esecutiva o di espressione. Il fatto stesso che televisivamente ci si concentri di più sull'aspetto personale che su quello didattico, quando le trasmissioni presentano situazioni come campusinsegnanti personali di musica e tutto ciò che possa riguardare l'apprendimento, mi lascia spesso e volentieri l'amaro in bocca. Il pensiero che un giovane appassionato di musica non capisca, tramite questi show, che per diventare un vero musicista occorra rimboccarsi le maniche piuttosto che avere un eccellente parrucchiere o dimostrare una spiccata tendenza alle lacrime facili, mi infastidisce alquanto.

Ciò contribuisce a creare nella mente della gente l'immagine del musicista come di un individuo semplicemente fortunato, senza un'apparente abilità acquisita tramite sforzi e sacrifici. E questo è un'offesa bella e buona per tutti i musicisti professionisti, come il sottoscritto e tanti altri, che sanno perfettamente cosa significhi lavorare nella musica.

La cura è la cultura (che rima, eh?)

Quindi, come ci difendiamo da tutto questo?
Ascoltando la musicabasta. Nessuno ci obbliga a seguire uno spettacolo che non ci piace. Possiamo benissimo fermarci all'aspetto strettamente musicale, infischiandocene completamente di tutto ciò che lo circonda.
Se il pubblico si concentrasse soprattutto su questo, avremo dei piacevoli effetti collaterali:

  • diminuzione dei tempi di show a favore dei tempi in cui si ascoltano canzoni
  • eliminazione di tutta la pappardella personale dell'artista a favore di una (magari!) maggiore informazione sul suo curriculum e sul percorso di studio affrontato
  • maggiore ricerca di qualità nelle composizioni

Bello vero? Già.
Quindi, a meno che non ti piacciano davvero i suddetti spettacoli (e in tal caso, sei libero di sostenerli quanto vuoi), fai in modo che cadano nel dimenticatoio, o che quantomeno si rinnovino.
Semplicemente non cagandoli più nemmeno di striscio.

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Oh cacchio, mi è scappata una parolaccia!

 

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