Gibson fallisce: i chitarristi diventano economisti.

Gibson fallisce: i chitarristi diventano economisti.

Non dovrebbe stupirci più di tanto ormai. E' diventata una consuetudine, forse accentuata dal web, che le persone si considerino incredibilmente competenti anche quando non lo sono.

Durante il campionato di calcio siamo tutti allenatori, quando si tratta di vicende giudiziarie con un'evidenza mediatica siamo tutti avvocati. Quando ceniamo fuori, grazie anche all'enorme successo delle trasmissioni televisive culinarie, diventiamo degli assaggiatori talmente competenti che al nostro confronto Bruno Barbieri è il San Bernardo del nostro vicino che ingurgita costantemente qualunque cosa, dagli avanzi del cibo ai calzini usati.

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"Nella botte esigo solo grappa barricata almeno 6 anni!"

Non è un caso dunque se dopo l'annuncio del fallimento imminente della Gibson, annunciato già mesi fa (e che ha avuto un riscontro mediatico non indifferente, dato che sono stato informato della cosa da mia madre) i chitarristi di ogni dove si sono pronunciati in improbabili motivazioni finanziarie dovute alle propria enorme esperienza sul campo. Con esiti abbastanza divertenti per chiunque sappia anche un briciolo di come possa funzionare economicamente un'azienda.

Io non sono un esperto di economia. Mi limiterò ad elencare solamente le false motivazioni che i chitarristi sono convinti siano la causa del crollo di questo marchio storico.

"Una volta le chitarre le costruivano meglio"

Eccoci qui alla motivazione principale, un grande classico in stile "ai miei tempi le cose erano meglio". Quello che mobilita migliaia di appassionati del vintage, convintissimi che le chitarre di una volta suonino meglio di quelle prodotte oggi. E che in virtù di questo, giustificano delle spese incredibili per degli strumenti che magari suonano pure male. Quella del vintage è una mania che attualmente sta spopolando in tantissimi ambiti.

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Tranne nel ciclismo. Chissà perché.

E' innegabile che ci sia stato un cambio di tecniche di produzione rispetto a una volta. Ma, a meno che il legno non venga selezionato accuratamente (e a volte non basta nemmeno quello), il suono di uno strumento è un fattore casuale. Come ho già avuto l'occasione di dimostrare in un video di qualche tempo fa, non è detto che uno strumento costoso suoni necessariamente meglio di uno economico, quindi valutare una chitarra solo per quell'aspetto è chiaramente approssimativo.
Se contiamo poi i progressi fatti a livello tecnologico negli ultimi anni in merito alla qualità delle parti delle chitarre, con l'utilizzo di diversi tipi di leghe per meccaniche e ponti e la ricerca di soluzioni più stabili per l'ottenimento di strumenti che non vadano continuamente regolati e registrati, possiamo dire con certezza che escludendo la produzione artigianale, il lato industriale della costruzione degli strumenti ha avuto un miglioramento non indifferente (soprattutto negli strumenti di fascia economica).

Il valore di un oggetto, monetariamente parlando e secondo gli standard presenti sul mercato in questo momento, in merito al suo essere o non essere vintage non si discute. Ma se tiriamo in ballo il suono come metro di giudizio per la definizione del prezzo, allora la valutazione di questo fenomeno è assai approssimativa.

"Si vendono meno strumenti di una volta"

Eh certo, chiaro che fallisce un'industria che produce chitarre. I giovani d'oggi, questi scellerati, sono troppo impegnati ad acquistare smartphone e tablet per spendere soldi in strumenti musicali, giusto?

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Infatti quello che vedete è un portachitarra per smartphone. Non un portatelefono per chitarra.

Evidentemente chi sostiene ciò non sa che il mercato degli strumenti musicali è in crescita costante negli ultimi anni (ultimo dato che sono riuscito a trovare è del 2016 di Dismamusica, che dichiara un aumento del 10% rispetto all'anno precedente). Vero è che a fine del primo decennio degli anni 2000 si è verificata una diminuzione delle vendite, ma quei tempi sembrano essere finalmente finiti e il mercato sta funzionando bene. Anche perché, parliamone: siamo nel 2018, parlare di un fenomeno di calo vendite avvenuto dieci anni fa è ridicolo quanto il mio sentirmi perennemente un venticinquenne.
La ripartizione delle vendite delle chitarre dovute all'aumento dei brand che le producono è chiaramente una motivazione più plausibile. Ma nessuno vieta a qualunque azienda che produce strumenti di qualità di inserirsi concorrenzialmente in un mercato e di guadagnare la sua fetta di estimatori. Anzi, è solamente un bene che esista questo tipo di concorrenza, perché spinge le aziende al continuo miglioramento dei propri prodotti.
Se un marchio di strumenti perde appeal rispetto a un tempo, le cause possono essere ricercate altrove. Anche se, rischiamo di cadere nel prossimo punto, ossia...

"Se facevano le chitarre col Floyd non fallivano"

Un altro aspetto fortemente sostenuto dai chitarristi sono le cattive scelte di mercato dovute alla produzione di chitarre non in linea con i propri gusti. Questa linea di pensiero è paragonabile all'entrare in un ristorante specializzato in piatti di pesce e considerarlo pessimo perché è presente in menù la fiorentina.

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Ogni ristorante dovrebbe averla.

Se un oggetto non è stato prodotto secondo le caratteristiche che noi riteniamo fondamentali, semplicemente ci sarà qualcun'altro che lo riterrà invece perfetto. Non possiamo, da semplici consumatori (perché è ciò che siamo alla fine, sebbene il termine sfugga a chi considera l'essere un chitarrista qualcosa di più romantico) giudicare le scelte di un'intera azienda solamente basandoci sui nostri gusti personali. A meno che non siamo degli amministratori delegati di società impiegate nella costruzione di strumenti musicali concorrenti. Ma molto probabilmente, non ci limiteremo a discutere la nostra opinione in un forum, ma la descriveremo a un meeting aziendale.
Non consideriamo tra l'altro che chi deve prendersi carico di queste decisioni deve giocare perennemente in anticipo. Valutare un fenomeno economico dopo il suo avvenimento è incredibilmente più facile di avere l'idea geniale che permette un boom di vendite.

Cosa succederà alla fine?

E' molto probabile che per noi acquirenti non succeda niente. L'ipotesi più plausibile è che il marchio venga smembrato in più parti e che ogni sezione venga venduta a un diverso acquirente (è stato dichiarata questa intenzione proprio in questo momento, n.d.r.). Ricordiamoci che la Gibson non fa solo chitarre, ma è una società che produce anche apparecchiature elettroniche per altri marchi, e sembrerebbe che il problema infatti non risieda principalmente nel settore della produzione delle storiche Les Paul.

Di sicuro ci sarà nel breve periodo un leggero aumento del prezzo degli usati dopo questa notizia, perché le persone percepiranno questo avvenimento come un principio di aumento di rarità delle chitarre che possiedono. Questo chiaramente non lo possiamo sapere ora ed è anzi più probabile che si ri-stabilizzeranno i prezzi entro 1-2 mesi, quando sarà finita la scia della notizia "bomba".

Aspettiamoci però, in un futuro prossimo, gli annunci nell'usato in cui si venderà una Les Paul del 2018peso d'oro, perché è stata prodotta "prima del fallimento". Tra vent'anni, si dirà che non ci sono più le belle chitarre degli anni 2010.

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Almeno avrò una consolazione: Lemonade di Beyoncé sarà considerato un album storico. Fidatevi e vedrete :)

Comments ( 7 )

  • Gianni

    Indubitatamente il tuo ragionamento non fa una piega.
    Hai solo dimenticato che il calo delle vendite di chitarra coincide con il calo di nascite umane.
    Meno umani = meno acquirenti.
    Infine parliamoci chiaro, mica uno compra chitarre tutti i giorni.

    • Ciao e grazie della lettura! Non credo che in base globale ci sia un calo di nascite, questo è vero in Italia ma non in tutto il mondo. E non credo che Gibson venda di meno solamente perché in Italia stiamo facendo pochi figli :)
      L’articolo comunque non da una risposta sul perché questo sia successo, proprio perché non sono un economista. Ma smentisce semplicemente alcune false credenze, un po’ troppo qualunquiste, riguardanti il fenomeno.

  • Gianni Gravante

    Indubitatamente il tuo ragionamento non fa una piega.
    Hai solo dimenticato che il calo delle vendite di chitarra coincide con il calo di nascite umane.
    Meno umani = meno acquirenti.
    Infine parliamoci chiaro, mica uno compra chitarre tutti i giorni.

  • Madda

    Quello che tu scrivi è in parte giusto e condivisibile, ma non dimenticare che la fetta del mercato vintage, soprattutto per brand come Gibson o Fender, è fortissima, per cui anche se secondo te le chitarre di oggi sono uguali a quelle di 50 anni fa, il mercato non la pensa così, per cui la cosa va valutata. Sicuramente un acquirente preferisce spendere di più ed avere una Gibson che assomigli a quelle vecchie, anche se non ascolterà più di tanto il suono. E te lo dico da possessore di un Les Paul Standard 2016 (che pare tutti detestino) ed endorser ufficiale Ibanez…

    • Ti avevo risposto ancora giorni fa ma per qualche strana ragione il commento è sparito :\
      L’articolo voleva essere più che altro uno sfatare di falsi miti, piuttosto che una ricerca di motivazione reale. Ti ringrazio comunque per la lettura e ti faccio i miei complimenti per un endorsing così importante! :D

  • AlexGervino

    Non credo che sia arrivata la fine!
    Almeno non per la chitarra Gibson, come per tutte le aziende c’è un inizio, un culmine e una fine, ma questo non esclude la possibilità di un rinnovo, una rinascita, un ritorno.
    Credo che la Gibson a breve riesumerà tutte le sue produzioni magari riviste seguendo le esigenze del momento e soprattutto delle tasche!
    Probabilmente si avvarrà di produzioni e assemblaggi in paesi dove la manodopera costa meno, dove la qualità dei prodotto non è detto che sia peggio.
    La cosa certa è che i vecchi modelli finiranno a Wall Street 😀
    Il ritorno ci sarà.

    • Certamente! Difficile che un brand storico venga fatto morire così, sono assolutamente certo che se presa con le dovute misure la faccenda può risolversi in meglio per tutti, sia per l’azienda sia per noi consumatori.
      Grazie intanto per la lettura e per il commento! :)

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