3 motivi per NON andare ai concerti

3 motivi per NON andare ai concerti

Un elemento che accomuna tutti gli appassionati di musica è il fervente desiderio di poter assistere a un'esibizione dal vivo del proprio gruppo o artista preferiti.  Talmente forte da spingere i fan a spendere anche centinaia di euro per poter ascoltare di persona l'esecuzione dei brani finora ascoltati solo su CD, o tramite il web.

Eppure, nonostante tali eventi siano molto emozionanti e spesso vengano ricordati per tutta la vitanon si può dire che questi eventi siano tutte rose e fiori. Spesso qualcosa che stona nella melodia di sottofondo alla magica atmosfera c'è. Questo articolo è dedicato a chi va per la prima volta a un concerto, così da essere preparato alle varie situazioni che potrebbero verificarsi.

Iniziamo dal lato che ci tocca più nell'intimità, ossia...

Mangiare ai concerti è troppo caro

Ricordo ancora benissimo quando, durante il concerto dei Metallica nel 2005 ordinai un hot dog e una coca cola a una baracchetta presente all'interno dell'evento. Il panino era freddo, e nemmeno molto grande. La coca era calda. Non mi hanno dato nemmeno il bicchiere di plastica. E il tutto l'ho pagato dieci euro.

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"Rapporto qualità prezzo un po' sconveniente. per questo al conto ho dato UNO".

E non è andata meglio quest'anno con i Pearl Jam, dove una Heineken costava la bellezza di sei euro. Per non parlare del resto del cibo e bevande, con prezzi da far invidia a un qualsiasi cocktail bar di lusso.

Ammettiamolo, nessuno di noi pagherebbe quelle cifre in circostanze normali. E questo lo sanno perfettamente sia gli organizzatori, sia i gestori della ristorazione in questione. Capisco perfettamente che ognuno debba fare i suoi interessi, ma queste situazioni sono lucro allo stato puro e non un semplice servizio. Se aggiungiamo che, per ragioni di sicurezza, spesso non è possibile portare da bere all'interno della struttura che ospita il concerto (a meno che non si tolga il tappo dalle bottiglie, cosa che le rende praticamente intrasportabili) e che a volte venga sovrapprezzata anche l'acqua (sono arrivato a pagare tre euro per ogni bottiglietta da mezzo litro all'Heineken Jammin Festival), capirete la ragione della mia lamentela.

Fortunatamente non succede ovunque. Venerdì scorso, al Rock the Castle di Villafranca, ho trovato che i prezzi della ristorazione fossero assolutamente adeguati (e in più erano presenti molte offerte street-food particolarmente buone!). Sarebbe bello, anche se improponibile, un minimo di regolamentazione a riguardo.

Ma dopo aver toccato i nostri portafogli, pensiamo alle nostre orecchie, infatti...

In molti casi, i suoni fanno schifo

Decidiamo di risparmiare un po' e evitiamo i mega-eventi di richiamo nazionale, per dedicarci ai gruppi più di nicchia e ricercati. In questo modo avremo la possibilità di ascoltare una buona esibizione e spendere meno denaro in biglietto e vettovaglie.
Giusto?
Fino a qui, nulla da eccepire. Se non fosse che spesso, negli eventi di portata inferiore, la qualità sonora è davvero penosa.

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Al confronto l'orchestra Mario Canello ha l'acustica dei Pink Floyd.

Io devo ancora capire il perché molte organizzazioni risparmiano sull'impianto audio, o sul service dedicato al concerto. Sarebbe come se una pizzeria usasse segatura al posto della farina. In un concerto uno degli elementi portanti è sicuramente la musica, e se non viene riprodotta in maniera adeguata diminuisce sensibilmente il gradimento da parte del pubblico. Ho assistito di recente a un concerto degli Alice in Chains, ospitati in un festival che si protrae per più di un mese in zona Padova, e vi assicuro che nonostante io metta i tappi a ogni concerto in cui sento superare una certa soglia di volume (appallottolate un pezzetto di fazzoletto di carta e infilatevelo nelle orecchie, non altera il suono e non avrete quel fastidioso fischio il giorno dopo!) sono andato a casa col mal di testa. L'impianto aveva gli alti troppo sparati (forse per sopperire a carenze di volume?). Senza contare che per 4 canzoni la voce del cantante non si sentiva, e la chitarra ritmica era regolata davvero troppo bassa. Almeno, questo dal mio lato del palco, ma una buona regia dovrebbe essere in grado di gestire un bilanciamento del suono in modo che tutti si godano lo spettacolo allo stesso modo.

Fortunatamente ai concerti di grandi dimensioni è difficile trovare queste situazioni.
Ma c'è invece un elemento che effettivamente è presente in tutti quanti i concerti, piccoli o grandi che siano, che sarebbe il caso di considerare...

Ti ritrovi a fumare anche se non vuoi

Disclaimer: sono un ex fumatore abituale, attualmente fumatore occasionale. Quindi non sono il diretto interessato di questa situazione. Anzi, agli ultimi concerti a cui sono stato, un paio di bionde me le sono pure accese.
Ma credo che in questi contesti sarebbe l'ora, dato il genere di affluenza generata, di dare un bel taglio figurato alle sigarette e vietarle. O almeno, adibire una zona fumo dove è lecito e proibirlo in tutto il resto del circondario. Non capisco perché fumare allo stadio sia proibito ma durante un concerto in uno stadio invece si possa fare.
In entrambe le situazioni si costringe chi non vorrebbe nemmeno sentirne l'odore a respirare il fumo provocato dalla combustione del tabacco. Per quanto mi piaccia tuttora, a tutti gli effetti sarebbe come costringere qualcuno a mangiare qualcosa che gli fa schifo.
In conclusione, questi sono i motivi per cui non andrò mai più a un concerto?
Assolutamente no. Diciamo che sono le cose a cui penso spesso, però, quando mi ci ritrovo. Credo di aver visto più di cento concerti di notevoli dimensioni in vita mia (ho scritto un articolo in cui ne elencavo alcuni tempo fa) e spero di continuare a farlo fino a che mi reggeranno le gambe. Le emozioni che si provano nel veder suonare dal vivo alcuni brani non hanno prezzo.

E quindi, dopo aver visto nell'arco di una settimana Pearl Jam, Alice in Chains e Carcass, sono già eccitato al pensiero che tra una settimana assisterò al live di un gruppo che nemmeno pensavo sarei riuscito a vedere in vita.

Gorillaz!!!

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FIGATA - FIGATA - FIGATA - FIGATA

 

Comments ( 2 )

  • Federico

    Vogliamo parlare dei token?? A Padova per i Pearl jam il cambio minimo erano 15€ e non rimborsabili. Dicono per adeguarsi ai festival stranieri, l’anno scorso sono stato al Hell Festa e i prezzi erano decisamente migliori, come lo era l’offerta per mangiare e la birra era ottima.

    • Hai tutta la mia comprensione :\ effettivamente i token sono un sistema comodo per l’organizzazione (meno soldi in giro per le casse), ma sono come le drink card in discoteca: non ti rendi conto di quanto stai spendendo, e soprattutto cambiarne un minimo di 15€ è davvero troppo. Unica nota positiva è che l’acqua si poteva prendere con un bigliettino a parte e quindi almeno per quella non occorreva dissanguarsi! :)

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